Rebecca, vento e nuvole delle mie valli

Un ritorno, forse un nuovo inizio di donna sola che sa risorgere e dare un senso alla propria esistenza. Ancora un ritorno, si direbbe, ma quanto diverso dalla semplice nostalgia per il passato? Rebecca percorre a ritroso la via dell'emigrazione piemontese, una strategia del gambero che da Boston e dal New Mexico la riconduce alle Valli di Lanzo e qui alla memoria ancestrale da cui tutto ebbe inizio. Nei suoi incontri, nelle nuove amicizie, nei riflessi degli altri personaggi femminili, questa giovane americana, così contemporanea eppur non del tutto appagata, potrà ricostruire un'identità di donna ancora e orgogliosamente single ma finalmente rasserenata. 
Davvero capita di chiedersi perché sia sembrato importante, in qualche momento della nostra vita, visitare la Lituania, il Messico o la Cina e aver dedicato alle Valli di Lanzo una parte così minuscola delle nostre curiosità turistiche. Forse l’emergenza che contraddistingue l’estate 2020 si è fatta carico di provvedere in tal senso, ma di certo solo la narrativa consente di mettere insieme i numerosi elementi necessari per tratteggiare personaggi e territori come descritti dall'autore nel romanzo. I posti esistono, sono davvero quelli e per noi non sono dall’altra parte dell’oceano.

Mamma, ti spiego il fuorigioco

L'allenatore che ciascuno vorrebbe per figli e nipoti eccolo abbozzato a tutto tondo in questa sorprendente esplorazione del pianeta calcio. Non il calcio delle vaste platee ma quello vivo e reale della soglia di casa. Mai una parola di troppo, forbito e pacato, Daniele, nel nome e per figura il profeta di questo pianeta antropologico, metà Parsifal metà don Bosco eppur così vero e credibile, è il trainer che raduna i ragazzi di una ipotetica squadra dilettante per un monologo assoluto in cui i valori della squadra e dell'individuo riescono magicamente a corrispondere, nella cura misurata ed empatica con cui il mister si rivolge a ciascuno di loro. Poco plausibile protagonista, troppo lontano dalla prosaica quotidianità del congestionato sport di paese? No, affatto, perché si tratta di un football ideale, sintagmatico, di una meticolosa ricognizione non solo tattica ma dei valori ideali, di sportività e lealtà e insieme, di volitiva determinazione in cui soltanto individuo e squadra possono fondersi. La spasmodica analisi logica dei risvolti tattici e dei singoli ruoli, l'attenzione della parola appropriata alla singola personalità ricamano un monologo che è piuttosto la trama della ostinata ricerca del senso profondo del competere: laddove l'offside del titolo esprime al fondo, letteralmente, il perimetro esatto dei valori, di lealtà e di sport il cui tradimento sarebbe appunto fuori-gioco. Sopravviverà, nel lettore di questo epico pre-partita, preliminare all'eterna sfida della vita, la paradossale speranza che sia il calcio l'ultimo spiraglio formativo nella disorientata babele postmoderna.

Solo i bambini sono già adulti
Le radici e i ricordi di gioventù conducono Antonio al paese natio dove intende scrivere la storia dei mesi trascorsi da Alpino sotto le armi, e particolarmente dell'opera prestata in Irpinia per la tragedia del terremoto del 1980. Il rapporto con la sorella Mirella rinnova anche dopo un’assenza di trent’anni, il contrasto di due opposti caratteri in cui la precisa operosità di lei, vedova senza figli, contrastano con l’attitudine riflessiva di un protagonista svagato, immalinconito dal laico disincanto della vita ma tuttora attratto dagli enigmi tramandati dalla memoria locale e che insieme al ritrovato amico Stefano vorrebbe sciogliere: la curiosa posizione delle quattro chiese e l'ora dipinta sull'orologio finto di uno dei campanili. Nella rievocazione dei due amici, episodi momenti di gioventù si intrecciano con la disincarnata riflessione sull'esistenza, nella vagheggiata impossibilità di clonazione post mortem, mentre la narrazione piana in prima persona accompagna il lettore tra generazioni sempre in bilico sulla fragilità dei ricordi, in cui soltanto la relazione nonni nipoti  sì ravviva nello sguardo infantile ed essi soli, i bambini, riescono a comprendere intatta li mutevole meraviglia del mondo. 

Credenza Vinicola di Caluso e del Canavese

Il volume che racconta i primi cinquant'anni della Credenza Vinicola. I testi che raccontano gli eventi, le manifestazioni, le persone e le celebrazioni.   

The crisp warmth of hemp sheets
The characters in this story have been invented and never existed, and the same is valid for the facts narrated. Naturally, as it is easy to understand, this is only partly true. But I can’t remember which parts are true and which are just pure fantasy. Too much time has passed.This tale paints a picture of peasant life in Italy at the end of the nineteenth century and the first decades of the twentieth.A small village in the Canavese area becomes the evocative backdrop and supplies the elements for the narration, from the phenomena of emigration to America to the enormous tragedy of the First World War, from the coal mines of Pennsylvania to the battle fields of Carso and Altipiano in Asiago. A story which could find a setting in any one of the small villages of the Italian peninsula. An universal event which tells of the peasants’ love of family and their land, the strengths and weaknesses of those generations and the worry of not being able to offer their children the necessary education to escape from the hardships of their lives.The characters describe mysterious episodes and highlight secrets, superstitions and old legends. The reader, between reality and fantasy, will enjoy the pleasure of a good read right up to the last page.

Il fresco tepore delle lenzuola di canapa
Il romanzo descrive uno spaccato dell'Italia contadina a cavallo tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento. Un piccolo paese del Canavese diventa scenario evocativo e fornisce i presupposti per la narrazione, dal fenomeno dell'emigrazione in America all'immane tragedia della Prima Guerra Mondiale, dalle miniere di carbone della Pennsylvania ai campi di battaglia del Carso e dell'Altipiano di Asiago. Una storia che potrebbe trovare collocazione in un qualsiasi piccolo paese della nostra penisola. Una vicenda universale che racconta l'amore contadino per la famiglia e la propria terra, la forza e le debolezze di quelle generazioni e la preoccupazione di non potere offrire ai figli l'istruzione necessaria per superare le dure condizioni di vita. I protagonisti descrivono episodi misteriosi e portano in evidenza segreti, superstizioni e vecchie leggende. 

Voci del cuore

Pubblicato anche in lingua piemontese, inglese, spagnolo e cinese.

Un percorso nei luoghi originari dei canti popolari dove avevano vissuto i personaggi che questi canti avevano preservato e tramandato oralmente allo stesso Amerigo Vigliermo, durante il suo impareggiabile lavoro di ricerca e archiviazione iniziato negli anni sessanta e che prosegue ancora oggi. Un viaggio tra la gente canavesana, nei luoghi che hanno dato i natali a molti personaggi che nel corso degli anni hanno alimentato e arricchito il repertorio del Coro Bajolese, attraverso le loro memorie canore, i canti tramandati dai loro padri, madri, nonni e nonne. Un percorso attraverso straordinarie esperienze di vita, lavoro, amore, sofferenza, sacrificio di cui i canavesani sono sempre stati orgogliosamente artefici, peccando talvolta di eccessiva modestia nell'esternare questi loro profondi sentimenti che rappresentano le radici della cultura della nostra gente.

La stagione dei gusci di noce

Canavese,  un territorio del Piemonte con tradizioni costumi ancora presenti e solidamente radicati. Un'importante risorsa da custodire, studiare, valorizzare e trasmettere, per lavorare al futuro con le conoscenze del passato. In questa pubblicazione troverete l'intero racconto della “leggenda dei gusci di noce”, la sceneggiatura originale, le schede tecniche di tutti coloro che hanno partecipato a questo progetto: autori, attori, tecnici, musicisti, intervistati.

La grande guerra di un paese

la pubblicazione di questo libro non è solo il coordinamento del paziente lavoro svolto, ma soprattutto il concretizzarsi di un progetto ambizioso, che unisce alla soddisfazione di poter offrire alla cittadinanza un documento di rilevante importanza storica e sociale, che potrà aiutare a capire meglio quali sono stati gli avvenimenti che hanno coinvolto Il paese dei secoli passati e quali siano state le tribolazioni, le sofferenze i sacrifici che quelle generazioni hanno dovuto affrontare per superare decenni difficile drammatici.Un documento storico che racconta di Orio Canavese,  ma che pensiamo possa essere di grande interesse anche perché è nato è vissuto altrove e che troverà in queste pagine un pezzo della storia di uno dei tanti paesi d'Italia è il piacere di ritrovarsi in una “memoria condivisa” che potrà contribuire a completare tutti i tasselli di un passato non così lontano.

All'ombra dei fiocchi di neve

Spettacolo teatrale liberamente tratto dal romanzo "Il fresco tepore delle lenzuola di canapa" di Ilario Blanchietti. Compagnia teatrale Foravia, regia e drammaturgia di Marco Galati.

Certamente certa gente mente

Un’antica carta indica i confini del Canavese: il lato nord lungo le Alpi Graie, dal massiccio del Gran Paradiso fino a Pont San Martin in Valle D'Aosta. A est della Serra di Ivrea fino a Chivasso. A sud partendo dalla Levanna fino alle Valli di Lanzo e dalle vette del Corvo Bianco scende fino a raggiungere la Dora Baltea. Questo è il territorio dove vivono i personaggi che sono protagonisti diretti o indiretti di questi racconti.